Atipico: il primo bianco da vitigni resistenti del Canavese 

Piemonte, il luogo adatto per primati e azzardi

 

Atipico nasce da una scommessa, da un rischio preso sulle spalle da due imprenditori che hanno deciso di prendersi l’onere di voler innovare in un territorio  statico. Dopo varie discussioni,  un pò per curiosità, un pò per azzardo, la tenuta Bric della Vigna è diventata nel 2017 la prima realtà in Piemonte a piantare vitigni PIWI e a portare quel percorso fino al riconoscimento ufficiale. Nei materiali della tenuta il passaggio viene raccontato con chiarezza: dopo una lunga fase di studio e sperimentazione, nel 2022 è arrivato il permesso regionale che ha consentito di portare a termine la produzione del primo vino bianco, ottenuto appunto da viti resistenti. Atipico, quindi, arriva sul mercato già con un peso specifico: quello di un vino che segna un prima e un dopo dentro la storia aziendale e, in una certa misura, anche dentro il panorama viticolo piemontese.

 

Un ettaro di vigneto: un laboratorio a cielo aperto

 

Il vino Atipico è stato partorito dentro un vigneto che si estende su circa un ettaro. La zona di produzione è ubicata nel Canavese, fra Alice Castello e Viverone, luogo incastonato nell’Anfiteatro Morenico di Ivrea. Parlando di vini, un ettaro oggi sembra una superficie piccola, ma proprio qui risiede la sua forza. Un ettaro è una scala perfetta per osservare, sperimentare e confrontare annata dopo annata. Superficie ampia a sufficienza per dare vita a un vino compiuto, e insieme abbastanza raccolta da diventare un vero campo di prova. È infatti su questo ettaro che il progetto ha trovato anche la sua dimensione scientifica e sperimentale: con il sostegno del prof. Vittorino Novello del DISAFA dell’Università di Torino e grazie al lavoro avviato con i Vivai di Rauscedo, la sperimentazione è entrata nella rete regionale dei vitigni resistenti, fino alla messa in osservazione ufficiale. 

 

Cosa significa davvero PIWI

 

Per capire fino in fondo il senso di Atipico, serve prima chiarire anche la parola PIWI. La sigla arriva dal tedesco pilzwiderstandsfähig e indica varietà resistenti alle principali malattie fungine della vite, soprattutto peronospora e oidio. Oggi questo nome circola molto più di qualche anno fa, però dietro quella sigla c’è una storia lunga e molto concreta. Si parla di incroci, selezione, reincroci, verifica in vigneto e in cantina, il tutto con un obiettivo preciso: unire una maggiore robustezza agronomica a un profilo enologico credibile.

 

Dalla ricerca alla bottiglia

 

Per anni attorno ai vitigni resistenti il dibattito si è mosso fra entusiasmo tecnico e cautela culturale. La domanda era semplice: queste varietà possono creare vini seri, puliti e altrettanto convincenti? Atipico oggi inizia a rispondere non piu solo sul campo ma anche nel bicchiere. La sua forza, infatti, sta proprio nell’aver trasformato un tema ancora percepito come sperimentale in un vino vero, con una fisionomia precisa e una collocazione territoriale chiara. In questa prospettiva Atipico evita il tono da manifesto e quello da curiosità di nicchia. Si presenta quindi come un bianco che può essere giudicato per qualità, coerenza e piacevolezza di beva.

 

Le varietà che costruiscono l’identità del vino

 

La base varietale di Atipico è formata da Soreli, Fleurtai e Sauvignon Rytos. Blend di nomi che, letti insieme, raccontano già una direzione. Soreli e Fleurtai appartengono alla stessa famiglia genetica e mostrano come, dentro un medesimo ceppo di ricerca, possano emergere risposte diverse sul piano agronomico ed enologico. Sauvignon Rytos aggiunge una componente ulteriore, utile a dare slancio aromatico e riconoscibilità al vino. Il testo lungo allegato collega queste varietà alla traiettoria della ricerca italiana sui resistenti e richiama in particolare il lavoro avviato a Udine dal 1998, passaggio importante per capire come Atipico si inserisca dentro una storia seria della viticoltura contemporanea, e certo fuori da ogni moda passeggera. 

 

Il Canavese entra nel vino prima ancora del calice

 

Atipico non sarebbe interessante se il suo racconto finisse con la genetica. Invece il prodotto ha acquisito spessore proprio perché le varietà dimorano in un luogo preciso: Il Canavese e l’Anfiteatro Morenico di Ivrea. Luoghi che sono un mosaico di suoli, microclimi, drenaggi, risposte idriche e tempi di maturazione che incidono direttamente sul profilo qualitativo del vino. Un luogo in cui il territorio non fa da sfondo ma genera trasmette profondità. Atipico, da questo punto di vista, ha senso perché riesce a tenere insieme innovazione agronomica e lettura territoriale. È un bianco PIWI, però è anche un bianco del Canavese. 

La regia tecnica e la scelta dello stile

 

Sul fronte della cantina, Atipico ha preso forma attraverso un lavoro tecnico che si è egregiamente distinto grazie al risultato finale del prodotto ottenuto ben sopra la media. La parte agronomica in vigna, è stata seguita e supervisionata da Dr. Agronomo Michele Colombo di Risorsaterra, che ha lavorato sull’introduzione dei nuovi vitigni in un’area di consolidata tradizione vitivinicola, dalla lettura del sito e del suolo fino alla verifica della risposta varietale. La regia enologica è stata invece affidata a Luciano Laiolo e in seguito a Vittorio Garda della Cantina della Serra, che ha impostato una vinificazione essenziale ma nobile: pigiadiraspatura, breve permanenza del pigiato in acciaio a bassa temperatura, fermentazione con lieviti selezionati a 16 gradi per circa quindici giorni, affinamento di sei mesi in inox con frequenti bâtonnage e ulteriore passaggio in bottiglia. 

 

Il profilo del vino nel bicchiere

 

La scheda aziendale restituisce un profilo abbastanza netto: colore giallo paglierino, intensità e buona ampiezza aromatica, sentori prevalenti di tropicale, ananas e frutto della passione, acidità equilibrata, struttura, gradevolezza e una vena minerale ben percepibile. I dati tecnici riportano 13% vol, acidità totale di 6 g/l, pH 3,35. L’immagine che ne esce è quella di un bianco che cerca equilibrio fra materia e tensione, fra immediatezza e precisione. 

 

Un progetto che vive per annata

 

Un altro aspetto interessante riguarda la scansione per vendemmie. Il testo lungo presenta Atipico come una linea che si costruisce nel tempo: 2022 come primo anno fuori sperimentazione, 2023 come fase di crescita, 2024 come passaggio di affinazione, 2025 come tappa successiva. 

 

Perché Atipico conta davvero

 

Alla fine, Atipico interessa per una ragione molto semplice. Tiene insieme tre livelli che oggi contano davvero nel vino: la qualità del progetto agricolo, la credibilità del bicchiere, il legame con il territorio. Bric della Vigna ha scelto di aprire una strada in Piemonte partendo da un ettaro, da un gesto concreto e da un’idea chiara di viticoltura. Atipico è il risultato di questa scelta. Un bianco che nasce da vitigni resistenti, certo, ma che trova il suo valore pieno quando smette di essere un caso tecnico e diventa un vino riconoscibile, pulito, leggibile, capace di raccontare insieme ricerca, Canavese e visione aziendale. In questo sta la sua forza vera.

Articolo a cura di Alessandro Silvello

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