Agricoltura rigenerativa · Biologia in campo
Lombrichi nel suolo: come contarli senza ingannarsi
Contare i lombrichi nel suolo aiuta a capire dove la vita del terreno incontra un limite. Serve però un metodo ripetibile: il totale da solo può nascondere differenze decisive.

La misura utile non è il lombrico fotografato dopo la pioggia. È una serie di osservazioni confrontabili. Un campo può ospitare molti individui in pochi punti e risultare povero altrove. Inoltre, animali con abitudini diverse svolgono funzioni diverse. Per questo conviene registrare dove si trovano, oltre a quanti sono.
Nel nostro approfondimento sugli indicatori della salute del suolo abbiamo delineato il quadro generale. Qui affrontiamo una scelta concreta: come organizzare un conteggio che possa orientare la gestione, senza trasformarlo in un voto assoluto sulla fertilità.
Quando contare i lombrichi nel suolo
La guida AHDB indica la primavera iniziale oppure l’autunno, dopo che il terreno ha recuperato umidità. Suggerisce inoltre di evitare suoli molto asciutti. Quindi, il calendario da solo non basta: prima di uscire serve osservare le condizioni reali.
Una data fissa può cadere in una settimana secca un anno e piovosa quello successivo. Meglio annotare sempre data, umidità e piogge precedenti. In questo modo, un cambiamento nel conteggio conserva il suo contesto. Nel Canavese, la finestra utile va scelta sul campo, senza trasferire in modo automatico il calendario britannico.

Un metodo semplice, mantenuto uguale
Il protocollo AHDB propone dieci campioni per campo. Per ciascuno si preleva un blocco di 20 × 20 × 20 centimetri, da sminuzzare a mano su un telo. Si contano gli individui interi e si registrano i risultati. Infine, si rimettono animali e terra nella buca.
Prima di iniziare, prepara una scheda con una riga per ogni punto. Non sommare subito tutto: conserverai così le differenze interne. Usa poi lo stesso metodo nelle uscite successive. Se cambi numero di buche, dimensioni o area osservata, annotalo e separa il nuovo rilievo dalla serie precedente.
Le dieci buche sono un riferimento operativo, non una garanzia statistica per qualsiasi appezzamento. Un campo molto eterogeneo richiede un disegno più attento. Perciò, definisci prima quali zone vuoi confrontare e chiedi supporto agronomico quando la variabilità rende ambiguo il risultato.

Tre gruppi, informazioni diverse
Lo studio pilota di Jacqueline Stroud, pubblicato su PLOS ONE nel 2019, ha coinvolto agricoltori su oltre 1.300 ettari in Inghilterra. Il metodo considerava la presenza di tre gruppi ecologici nei singoli campioni e la loro distribuzione nel campo. La distinzione conta perché il numero totale può nascondere l’assenza di una funzione.
- Epigei: vivono vicino alla superficie e partecipano alla decomposizione dei residui.
- Endogei: operano nel suolo minerale e mescolano componenti organiche e minerali.
- Anecici: costruiscono gallerie profonde e incorporano materiale dalla superficie.
Il riconoscimento richiede pratica. Inoltre, lo studio segnalava proprio la formazione come un bisogno degli operatori. Se non sai attribuire un individuo al gruppo, registralo come non identificato: una categoria incerta dichiarata vale più di una classificazione inventata.
Un buon rilievo conserva anche i dubbi. Una somma senza contesto li cancella.
Leggere i lombrichi nel suolo senza soglie magiche
Nello studio inglese, il 42% dei campi mostrava assenza o rarità di epigei e/o anecici, interpretata come possibile segnale di lavorazione eccessiva. Tuttavia, quel risultato riguarda il campione osservato. Non è una stima per i vigneti italiani e non dimostra, da solo, la causa di un conteggio basso nel nostro terreno.
La conseguenza pratica è formulare un’ipotesi verificabile. Se una zona mostra pochi lombrichi, controlla anche struttura, acqua e storia degli interventi. Poi scegli una modifica circoscritta e ripeti il rilievo in condizioni comparabili. Evita invece di cambiare insieme tutte le pratiche: perderesti la possibilità di capire quale scelta ha contato.

Nel vigneto, separare le zone prima dei numeri
Per un vigneto, proponiamo di distinguere sottofila, centro dell’interfila e tracce di passaggio. È un criterio operativo da adattare al sito, non una soglia validata dallo studio inglese. La ragione è semplice: se le gestioni differiscono, una sola media rischia di nascondere il punto su cui intervenire.
Conserva dunque risultati e posizione di ogni campione. Se confronti un’area inerbita con una lavorata, registra anche le altre differenze note. Il confronto suggerisce dove approfondire; non assegna automaticamente il merito o la colpa a una singola pratica. Per impostare un confronto più robusto, rimandiamo alla guida sulle prove in campo con un controllo.
La prima decisione è fissare il metodo prima del numero. Il conteggio dei lombrichi nel suolo diventa utile quando permette di tornare nello stesso contesto, riconoscere una differenza e decidere quale verifica fare dopo. Così l’osservazione alimenta la gestione, senza promettere ciò che non può misurare.
Fonti e metodo
- AHDB, How to count earthworms: guida operativa consultata il 9 settembre 2026.
- Stroud J. L., Soil health pilot study in England, PLOS ONE, 20 febbraio 2019. Studio pilota; trasferibilità ai vigneti italiani da valutare.
Le indicazioni di adattamento al vigneto sono proposte operative della redazione. Le fotografie sono illustrative e non documentano misurazioni svolte al Bric della Vigna.
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